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	<title>ConosciUnPartner &#8211; YourCEO</title>
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	<title>ConosciUnPartner &#8211; YourCEO</title>
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		<title>CONOSCI UN PARTNER YOURCEO – CONVERSAZIONE CON SABRINA CIRILLO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Mutarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 08:29:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ConosciUnPartner]]></category>
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					<description><![CDATA[Conversazione a cura di Luigina Sgarro – Partner yourHR Ciao Sabrina, sei una donna con molte esperienze professionali di rilievo, quali diresti che sono state per te le tappe più significative? Senza dubbio le prime esperienze nel marketing presso aziende molto prestigiose, ma ancor più determinante la scelta di entrare in consulenza aziendale. Sin dall’inizio sentivo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Conversazione a cura di Luigina Sgarro – Partner <a href="http://www.yourhr.it">yourHR</a></p>
<p><strong>Ciao Sabrina, sei una donna con molte esperienze professionali di rilievo, quali diresti che sono state per te le tappe più significative?</strong></p>
<p>Senza dubbio le prime esperienze nel marketing presso aziende molto prestigiose, ma ancor più determinante la scelta di entrare in consulenza aziendale. Sin dall’inizio sentivo l’esigenza di non seguire un percorso di forte specializzazione funzionale, volendo capire le logiche di diversi settori di business e fare esperienza internazionale. Alla fine degli anni Novanta, quando io ho iniziato, andava di moda essere il “guru” di qualcosa, e marketing o finanza andavano per la maggiore… Io invece ho scelto di fare tanta gavetta in Consulenza aziendale, ma poi l’investimento fatto mi ha dato un approccio d’innovazione e una forma mentis “per progetti” che ho portato in tutte le aziende in cui, con ruoli molto diversi, ho avuto l’opportunità di crescere. Tra tutte, cito Eni perché è un nome che nel nostro Paese ancora significa molto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sei anche una persona con</strong><strong> una vita piena di interessi, se volessi descrivere il tuo percorso personale, cosa mi diresti?</strong></p>
<p>La vita personale ha sempre avuto per me molta importanza, e per questo ho cercato di creare spazio sia per una crescita personale, coltivando i miei interessi con una seconda laurea, ma anche facendo la scelta di costruire una famiglia. Ambivo insomma a realizzare un work-life balance che nei primi anni davvero mi è stato impossibile traguardare, peraltro vent’anni fa questa aspirazione era poco condivisa… C’erano gli <em>yuppies</em> nella memoria collettiva, e tutti i manager più o meno si ispiravano a quell’archetipo.</p>
<p>Oggi forse le cose stanno cambiando, e anche le imprese capiscono che i manager più motivati sono quelli più realizzati anche fuori dall’ambito strettamente professionale… Le organizzazioni più innovative dedicano sforzi quasi in chiave di <em>Corporate Social Responsibility</em> “interna”, a favore dei propri dipendenti. Trovo che questo alla lunga porterà risultati a tutto l’ecosistema imprenditoriale, e spero davvero che diventi un <em>trend</em>. C’è un nesso forte tra questi temi e il modello imprenditoriale della Triple Bottom Line di John Elkington, oggi perseguito dal progetto Global Compact delle Nazioni Unite attraverso UNCTAD.</p>
<p><strong>Non tutti sanno che cos&#8217;è un Chief Executive Officer e le interpretazioni sono varie. Se dovessi spiegare a una nonna che cos&#8217;è YourCEO, che cosa le diresti?</strong></p>
<p>Parlando alla nonna, le direi che il CEO è come il cuoco. Non solo conosce perfettamente le ricette, ma cura anche l’esecuzione che ne fanno i suoi aiutanti… Ed è alla fine il responsabile di tutto quanto accade nel suo ristorante. Fuor di metafora, il CEO per me è un <em>hub</em> dove convergono competenze, obiettivi e approcci spesso anche in competizione tra loro all’interno dell’azienda. Ogni business model è la risultante unica del <em>mix</em> che il CEO sceglie di adottare.</p>
<p>Essere un CEO <em>fractional</em> vuol dire affiancarsi a un’impresa che in un momento di ripensamento o comunque di cambiamento, ha necessità di coinvolgere una persona dotata di competenze forti nel pilotare un certo percorso di crescita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come sei approdata a YourCEO e perché hai fatto la scelta di unirti a questo team?</strong></p>
<p>A quasi vent’anni dalla laurea, e dopo tanti anni in azienda, ho sentito il bisogno di rimettermi a studiare, per aggiornare le mie competenze e poter comprendere appieno le logiche di business della rivoluzione digitale in atto… Terminato l’Executive MBA, sono tornata alla consulenza, il mio vecchio amore per così dire! Desideravo tornare a supportare le aziende nella crescita, con competenze aggiornate e orientamento all’innovazione. yourCEO è la risposta più attuale al bisogno delle imprese di avvalersi di manager esperti, perché ha un modello pensato per assecondare la domanda di capacità manageriali espresse anche da imprese di medio-piccole dimensioni, dove le <em>big five</em> tipicamente non hanno il loro core business.</p>
<p>A parte questo aspetto strategico, mi ha convinto il modello valoriale di yourGroup. Un network che aggrega professionisti che sottoscrivono una Guideline etica, non si incontra tutti i giorni!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prima di intraprendere qualunque avventura si cerca di capire su che cosa si può contare e quali sono i pericoli. Quali sono, a tuo avviso, le risorse principali e le criticità più comuni delle aziende italiane oggi?</strong></p>
<p>Gli asset sono certamente quelli portati dalla forte “presenza” dell’imprenditore, che spesso è sia innovatore che fondatore. Valori e conoscenza del mercato di riferimento sono la base del successo. Le sfide sono in un certo senso il rovescio della medaglia di questo modello, perché soprattutto nei settori ad elevata tecnologia e struttura competitiva globale, l’imprenditore può sentire il bisogno di rafforzare la propria squadra inserendo risorse executive esperte, magari in modalità <span style="font-style: normal !msorm;"><em>fractional</em></span>. Anche l’internazionalizzazione, specie in mercati lontani come il Far East, può presentare complessità culturali e operative, e anche richiedere livelli di investimento molto sfidanti, che rendono necessario aprire l’azienda a <span style="font-style: normal !msorm;"><em>stakeholder</em></span> diversificati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ognuno porta un patrimonio di unicità, quale diresti che è il tuo tratto distintivo come leader e come professionista?</strong></p>
<p>Non è <span style="font-style: normal !msorm;"><em>politically correct</em></span>, lo so, ma pur essendo attenta nell’ascolto, non sono una persona conciliante. Se ho elementi per pensare che una scelta debba essere fatta, lo affermo. Nel breve talvolta non paga, ma alla lunga ho raramente sbagliato. Chi si assume responsabilità, sa quale peso deve portare… La visione di lungo periodo, insieme alla franchezza nel confrontarsi, sono un bene su cui le aziende evolute sanno poggiare la propria crescita.</p>
<p>Complessivamente, direi che mi contraddistingue un atteggiamento profondamente strategico, per cui assumo decisioni che si riveleranno utili nel lungo, anche se comportano ripensamenti e creazione di nuovi assetti operativi. E ho molta sensibilità ai temi della <em>reputation</em> e della comunicazione strategica quali leve per la creazione di valore dell’equity.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo anche quello che lasciamo: come ti piacerebbe che le persone con cui hai lavorato e lavori parlassero di te?</strong></p>
<p>Tendo al perfezionismo, altro mio difetto… Molte volte ho pensato che avrei potuto fare meglio. Poi però, anche a distanza di molti anni, i rapporti si sono sempre rivelati positivi. Addirittura trasformandosi in amicizie, e questo è un arricchimento incredibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono le competenze che, a tuo avviso, non dovrebbero mai mancare in un&#8217;impresa di successo?</strong></p>
<p>Tutte quelle soft! Che non sono la carineria… etc, ma la capacità di ascolto (strutturato), la volontà di mediare e di accogliere le differenze. La capacità di aprirsi all’ecosistema produttivo, sociale e ambientale, condividendo valore e restituendolo secondo una logica circolare – ancora una volta, cito Elkington. L’innovazione fatta ogni giorno nelle piccole scelte, che guardano a un futuro più sostenibile ed etico. Le altre competenze, quelle hard, tecniche per intenderci, pur decisive, però forse ormai sono assimilabili a <em>commodities</em>…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Se dovessi scegliere tre opere d&#8217;arte da portare su un&#8217;isola deserta, quali sceglieresti?</strong></p>
<p>Sono appassionata d’arte, e questa domanda mi mette in crisi!! Però forse sceglierei Lucio Fontana, i suoi Concetti spaziali hanno la potenza di visione creatrice… Non tralascerei la Nascita di Venere di Sandro Botticelli, che rende accessibile a tutti la bellezza, che diventa così un fatto umano e non più solo ideale divino… E infine Guernica di Pablo Picasso, per ricordarci ogni giorno il male del mondo da noi stessi generato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>CONOSCI UN PARTNER yourCEO &#8211; Conversazione con Alberto Cibocchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Mutarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 09:03:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CEO]]></category>
		<category><![CDATA[ConosciUnPartner]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Cibocchi]]></category>
		<category><![CDATA[yourCEO]]></category>
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					<description><![CDATA[Conversazione a cura di Sabrina Cirillo &#8211; Associate Partner yourCEO. &#160; Ciao Alberto, sei un Executive con una carriera lunga e poliedrica, che ti ha consentito di vivere da protagonista numerose rivoluzioni tecnologiche nelle aziende. Vuoi dirci il tuo punto di vista su questo processo di trasformazione continuo? Ho iniziato la mia attività professionale, nel&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Conversazione a cura di Sabrina Cirillo &#8211; Associate Partner yourCEO.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ciao Alberto, sei un Executive con una carriera lunga e poliedrica, che ti ha consentito di vivere da protagonista numerose rivoluzioni tecnologiche nelle aziende. Vuoi dirci il tuo punto di vista su questo processo di trasformazione continuo?</strong></p>
<p>Ho iniziato la mia attività professionale, nel settore ICT, agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, quindi ho vissuto la fase di maturità della 3ª rivoluzione industriale,  i primi passi della 4ª , l’<a href="https://www.yourceo.it/service/internazionalizzazione/">internazionalizzazione</a> , la globalizzazione, le acquisizioni e la trasfomazione, anche filosofica, da società nazionale a International Company.</p>
<p>Lo sviluppo tecnologico, causa o effetto della 4ª rivoluzione,  trasformerà inevitabilmente l’industria odierna, portando come conseguenza che le aziende attualmente presenti sul mercato saranno messe a dura prova dal fatto che le nuove tecnologie ridefiniscono i termini del successo competitivo.</p>
<p>Rispetto alle rivoluzioni industriali precedenti, indotte dalla macchina a vapore e dall’elettrificazione, la creazione e la diffusione delle invenzioni volte a trasformare la produzione si succederanno a un ritmo molto più rapido rispetto al passato.</p>
<p>Se da un lato le nuove tecnologie creano posti di lavoro attraverso molteplici meccanismi, tali per cui gli aumenti della produttività riflettono effetti positivi sull’economia in generale, dall’altro queste trasformazioni possono richiedere adeguamenti significativi. I decisori politici, attori fondamentali per il successo di ogni rivoluzione tecnologica, devono monitorare e gestire gli adeguamenti adottando, per esempio, politiche di lungo periodo in materia di competenze, di mobilità delle forze di lavoro e di sviluppo regionale.</p>
<p>Istituzioni efficaci predisposte alla diffusione tecnologica saranno di grande aiuto specialmente tra le piccole e medie imprese (PMI) dove una sfida importante consiste nella trasformazione digitale di quelle PMI che non sono native digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo all’Impresa 4.0. Ci dici, dal tuo punto di vista, quali vantaggi porta questo modello e se lo consideri applicabile ad aziende medio-piccole? </strong></p>
<p>I paesi più avanzati sono ormai entrati nell’era della quarta rivoluzione industriale. È in atto una rapida diffusione delle nuove tecnologie nei processi produttivi e in tutta la vita sociale, una convergenza tra mondi reali e mondi virtuali in un “Internet delle cose”. La sfida epocale che abbiamo davanti è come indirizzare al meglio queste trasformazioni.</p>
<p>L’Industry 4.0  che non è un oggetto da creare, ma un processo attraverso il quale le imprese ripensano e digitalizzano i loro processi produttivi al fine di guadagnare maggiore efficienza economica e finanziaria,  potrebbe rappresenta la soluzione per gestire i cambiamenti del mercato attuale, dall&#8217;aumento della competitività alla volatilità della domanda fino all&#8217;esigenza di maggiore flessibilità produttiva.</p>
<p>Mi chiedi se Industry 4.0 è applicabile alla MPI?</p>
<p>Sicuramente le PMI possono/devono tranne nuova linfa e nuovi modelli per sviluppare il loro business, Industry 4.0 è una opportunità, forse unica, per aiutare e consolidare la crescita delle nostre PMI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ti porto un esempio, Il Giappone sta affrontando a pieno regime l’industria 4.0 e la digitalizzazione. Industry 4.0 è una delle voci principali del piano di progetti strategici promossi dal governo con investimenti pubblico- privati pari a  circa 4 miliardi di euro complessivi. Allo stesso tempo, il modello giapponese sta puntando a un successivo traguardo: la diffusione della società 5.0. Questo concetto implica una nuova società intelligente, che assorbe le innovazioni della quarta rivoluzione industriale non solo per migliorare la produttività, ma anche per aiutare a risolvere problemi sociali.</p>
<p>È il modello “human technology oriented” scelto dal Giappone come guida di riferimento per il futuro, che rimette la tecnologia al servizio della persona ed ha come pilastro la “Connected Industries”. <strong>Cuore della strategia di sviluppo giapponese sono le piccole e</strong> <strong>medie imprese</strong>, che costituiscono il tessuto produttivo di riferimento del paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alberto raccontaci di te… Come trascorri il tuo tempo libero? Quali i tuoi hobbies ti appassionano di più?</strong></p>
<p>Sono nato e ho trascorso la mia infanzia in Umbria in una cascina agricola.</p>
<p>I colori, i sapori ed i prodotti delle colline umbre sono elementi importante del mio DNA.</p>
<p>Parte del mio tempo libero, che utilizzo anche per ricaricarmi, lo trascorro in Umbria dedicandomi all’agricoltura. Coltivare pomodori, patate, verdure e produrre olio extravergine è sicuramente, per me, il modo migliore per ricordare la mia infanzia, rilassarmi e liberarmi dalle tossine accumulate nell’attività professionale.</p>
<p>Oltre al mio “buen ritiro” umbro , la lettura ( storia e spionaggio) ed i viaggi  mi affascinano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Torniamo ad Alberto Partner yourCEO. Quanto conta l’esperienza per essere innovativi?</strong></p>
<p>Ho avuto la possibilità, come CEO di Akhela, di gestire una media azienda di ICT che faceva dell’innovazione il suo filo conduttore. Tale ruolo mi ha fatto capire che l’esperienza e le competenze tecniche sono importanti ma non determinanti per un top manager innovativo. Ho potuto constatare, sul campo, che per introdurre e gestire l’innovazione è necessario avere consapevolezza del contesto, visione, essere ambasciatori dell’innovazione, imparare dagli errori e ridurre la complessità.</p>
<p>“Imparare dagli errori” è indubbiamente la caratteristica più difficile da mettere in campo in un momento di forte pressione sui risultati a breve, in cui non è facile concedersi la possibilità di sbagliare e il tempo di portare risultati, considerando che un cambiamento in genere richiede in media almeno 12/18 mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alberto, quali sono, in conclusione, le sfide che l’imprenditore di oggi sta affrontando per governare la crescita del suo business nel prossimo futuro? E quanto conta essere italiani in questa trasformazione?</strong></p>
<p>È passato meno di un decennio da quando il discorso di Industry 4.0 è emerso per la prima volta nei circoli produttivi, ma i visionari stanno già prevedendo la prossima rivoluzione: Industry 5.0.</p>
<p>Se l&#8217;attuale rivoluzione enfatizza la trasformazione delle fabbriche in strutture intelligenti, smart factory, Industry 5.0 si concentrerà sul ritorno delle mani e delle menti umane nel contesto industriale.</p>
<p>Industry 5.0 è la rivoluzione in cui uomo e macchina si riconciliano e trovano il modo di lavorare insieme per migliorare i mezzi e l’efficienza della produzione.</p>
<p>Sicuramente tali trasformazioni, che incideranno notevolmente sulla produzione e avranno conseguenze di vasta portata sulla produttività, l’occupazione, le competenze, la distribuzione del reddito, il commercio, il benessere e l’ambiente, obbliga le aziende a cambiare ed adattarsi a nuove regole.</p>
<p>E’ poco probabile che ci sarà spazio per le imprese che hanno voltato le spalle alla trasfomazione tecnologica.</p>
<p>L’imprenditore dovrà affrontare numerose sfide, in primis dovrà rivedere i modelli di business, adattandoli ai nuovi sistemi di lavorazione, dovrà soprattutto avere il coraggio di ristrutturarsi, individuando nuove strategie ed investire su nuove figure manageriali e professionali che abbiano  le competenze necessarie richieste dalla trasformazione digitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine mi chiedi se  essere italiani aiuta in questa sfida, sicuramente si.</p>
<p>La capacità, la competenza, l’ingegno e la perseveranza, DNA italiano, sono fattori determinati e vincenti per trasformare  una rivoluzione industriale in una success story.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie Alberto, ti auguriamo buon lavoro e ottimi successi con yourCEO.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>CONOSCI UN PARTNER YOURCEO: CONVERSAZIONE CON ELISABETTA MANZI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Mutarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2018 10:10:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CEO]]></category>
		<category><![CDATA[ConosciUnPartner]]></category>
		<category><![CDATA[Conosci un partner]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Manzi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ciao Elisabetta, sei un Executive con uno spiccato profilo nel Marketing. Puoi raccontarci le esperienze professionali che ritieni più significative rispetto al ruolo attuale di Associate Partner yourCEO? Ciao Sabrina, penso che ciascuna di queste mie esperienze abbia contribuito a formare la mia professionalità e a preparami per un ruolo di fractional manager in yourCEO.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6><strong> Ciao Elisabetta, sei un Executive con uno spiccato profilo nel Marketing. Puoi raccontarci le esperienze professionali che ritieni più significative rispetto al ruolo attuale di Associate Partner yourCEO?</strong></h6>
<blockquote><p>Ciao Sabrina, penso che ciascuna di queste mie esperienze abbia contribuito a formare la mia professionalità e a preparami per un ruolo di <em>fractional</em> manager in yourCEO. Certamente la mia esperienza internazionale può essere un asset nei progetti di espansione e crescita su mercati esteri.</p>
<p>Tutte le aziende in cui ho lavorato mi hanno insegnato qualcosa di nuovo, ma sicuramente la prima, <strong>Toyota</strong>, ha lasciato un segno indelebile. In Toyota ho imparato che non importa quanto brillante possa essere la tua idea se non è sentita dagli altri: il segreto per realizzare la propria idea sta nel rendere i colleghi partecipi e portarli gradualmente ad abbracciare il progetto. Poi ho passato dieci anni in multinazionali americane, dove ho imparato esattamente il contrario, ma sono ancora grata agli insegnamenti di Toyota e credo saranno preziosi per il mio ruolo in yourCEO.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<h6><strong>Il Made in Italy continua a rappresentare nel mondo un brand riconosciuto e apprezzato. Quanto conta, a tuo avviso, restare “italiane” per le nostre aziende piccole e medie che operano sui mercati internazionali?</strong></h6>
<blockquote><p>Il brand “<strong>made in Italy</strong>&#8221; è sicuramente sinonimo di eccellenza. Nei settori merceologici in cui la mano dell’esperto o dell’artigiano è l’elemento essenziale del prodotto, penso sia d’obbligo preservare il saper fare e la ricerca italiana — e il <em>made in Italy</em>.</p>
<p>In altri settori, l’italianità intesa come gusto, estro, capacità di inventare, si può esprimere al di là dell’etichetta <em>made in. </em>Il gusto italiano per il bello, la capacità di “mix &amp; match”, sono elementi della cultura italiana apprezzati ovunque, anche se la <strong><em>supply chain</em></strong> delle nostre aziende è internazionale.</p></blockquote>
<h6><strong>In base alla tua esperienza vogliamo chiederti: quali sono i gap che le aziende devono affrontare oggi per garantirsi competitività anche negli anni a venire?</strong></h6>
<blockquote><p>Penso che ogni azienda abbia i suoi punti di forza e debolezza, ma nessuna può permettersi di restare ferma. In un’azienda in cui ho lavorato anni fa, si diceva: “<strong>be a sponge</strong>”, una spugna che assorbe e che poi rielabora gli input che riceve. Potremmo tradurlo in abbracciare il cambiamento; ascoltare il “fuori”, il mercato, oltre alla propria ambizione; pensare che i processi aziendali siano sempre migliorabili; che le persone all’interno dell’azienda sono un elemento fondamentale per la competitività.</p>
<p>Credo che l’obiettivo, per tutte le aziende, dovrebbe essere la <strong>sostenibilità</strong>. Non parlo di impatto ambientale (questo ormai è ovvio): parlo di processi di creazione, produzione e distribuzione equi e sostenibili nel tempo, che valorizzino la società in cui si opera oltre ai fatturati aziendali. Proporre prodotti e servizi “onesti”, che facciano quello che promettono, al giusto controvalore, che si evolvano con le esigenze delle persone e della società.</p></blockquote>
<h6><strong>Elisabetta al lavoro: come ti vedi e come ti vedono i clienti?</strong></h6>
<blockquote><p>Mi vedo e mi propongo come un partner. Io lavoro <u>con</u> le aziende, supporto i miei clienti su progetto magari nuovi per loro, e cerco di trasmettere il mio metodo di lavoro e le mie conoscenze, per quanto possibile. Finché lavoro in azienda, sono un membro del team. Spero di essere vista così!</p></blockquote>
<h6><strong>Una domanda al femminile. Quanto la “diversity” può, a tuo avviso, costituire una marcia in più?</strong></h6>
<blockquote><p>La “<strong>diversity</strong>” è un valore fondamentale, in azienda e nella vita. Diversità non solo di genere, ma di cultura, nel senso più ampio del termine. È dall’incontro di differenze che nascono elementi nuovi, stimoli, idee, conoscenze. Purtroppo in molte aziende (anche italiane) la diversità non solo non è una realtà, non è neanche un obiettivo da perseguire. In tema di diversità di genere: a livello globale, un terzo delle imprese non ha donne in posizioni dirigenziali di alto livello, un numero che non è cambiato dal 2011. A questo ritmo di cambiamento, le donne raggiungeranno la parità con gli uomini solo nel 2060. Spero che le generazioni Y e Z accelerino il cambiamento.</p></blockquote>
<h6><strong>Ci racconti il viaggio più bello che hai fatto? Quali emozioni ti ha regalato?</strong></h6>
<blockquote><p>Ogni viaggio mi ha lasciato qualcosa di speciale, mi ha regalato delle emozioni diverse e delle nuove conoscenze. Non saprei dirti qual è stato il viaggio più bello, ti posso dire che il paese che più mi è rimasto nel cuore è l’<strong>Iran</strong>. Saranno i secoli di storia e di incontri di culture che ancora si respirano tra le rovine di Persepoli e i palazzi di Isfahan, i contrasti tra i giardini di Shiraz e il deserto di Yazd, il cibo (ottimo!), le persone (gentilissime), le ragazze di città dai visi intensi con il foulard sapientemente indossato per lasciare ben scoperti ciuffi e frange sugli occhi truccatissimi. È un paese bello e vario, con una popolazione giovane e colta. Mi auguro che gli eventi interni di queste settimane abbiano un esito positivo per i giovani iraniani.</p></blockquote>
<h6><strong>Ora vogliamo chiederti come vedi il futuro dell&#8217;Italia in termini di business e innovazione. Ci dai la tua personale interpretazione dei prossimi anni a venire?</strong></h6>
<blockquote><p>Ho lavorato molto all’estero e la mia percezione dell’Italia è sempre stata guidata dal cuore. Quello che percepisco adesso è un mondo altamente burocratizzato, macchinoso, vecchio, e dall’altra parte un mondo dinamico di persone eccellenti (pensa a Fabiola Gianotti, Direttore General del CERN, o Samantha Cristoforetti), aziende di successo (dalla moda al food, dai rubinetti agli occhiali). Personalmente credo che non ci manchino né le idee né le persone. Mancano le infrastrutture, le scuole e i laboratori capaci di attrarre anche eccellenze dall’estero; mancano le leggi che favoriscano la nascita di nuove imprese italiane ma che permettano anche alle aziende straniere di investire sul nostro paese in sicurezza.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie Elisabetta, ti auguriamo buon lavoro e ottimi successi con yourCEO.</p>
<p>Grazie a te, cara Sabrina!</p>
<p>***</p>
<p>Considerazioni raccolte da <strong>Sabrina Cirillo &#8211; Associate Partner yourCEO</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>CONOSCI UN PARTNER yourCEO: Intervista a Francesco Domenico Michea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Mutarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2017 10:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CEO]]></category>
		<category><![CDATA[ConosciUnPartner]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Domenico Michea.]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[partner]]></category>
		<category><![CDATA[yourCEO]]></category>
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					<description><![CDATA[CONOSCI UN PARTNER yourCEO: Intervista a Francesco Domenico Michea Ciao Francesco, sei un manager con esperienze professionali poliedriche e di prestigio. Vuoi dirci qualcosa su quelle che ritieni più significative rispetto al ruolo di partner yourCEO? Considerando il target “naturale” di medie aziende alle quali si rivolge yourCEO, le esperienze alle quali mi sento più legato sono&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>CONOSCI UN PARTNER yourCEO: Intervista a Francesco Domenico Michea</h4>
<p><strong><em>Ciao Francesco, sei un manager con esperienze professionali poliedriche e di prestigio. Vuoi dirci qualcosa su quelle che ritieni più significative rispetto al ruolo di partner yourCEO?</em></strong></p>
<blockquote><p>Considerando il target “naturale” di medie aziende alle quali si rivolge yourCEO, le esperienze alle quali mi sento più legato sono quelle con le italiane Cad.Lab (poi Think3) e Zanotta. Le ho vissute entrambe facendo tesoro delle esperienze pregresse nelle multinazionali, realtà complesse, sempre all’avanguardia, sia a livello tecnologico che verso i nuovi trend di mercato, che hanno il grande pregio di formare continuamente le persone , di lavorare sull’atteggiamento, di fornire metodi innovativi e quindi definire un percorso di crescita coerente con il profilo della persona stessa e con gli obiettivi di sviluppo dell’azienda.</p>
<p>Tornando a Think3, azienda che operava nella progettazione assistita al computer (CAD), si è trattato di un’esperienza completa, che è iniziata con la definizione di solide regole di governance, d’intesa con gli imprenditori , sponsor giovani e brillanti del cambiamento richiesto dallo scenario competitivo di riferimento,   per poi accompagnarli nel sogno di aprire negli Stati Uniti, parallelamente allo sviluppo del mercato Europeo, attraverso una scrupolosa execution della strategia . Abbiamo vissuto l’esperienza unica e indimenticabile dello sbarco in US, dando vita ad un’azienda americana in Silicon Valley, con capitale italiano e partecipazione di venture capital. Di fatto un passaggio obbligato, perché la competizione in quel settore è assolutamente internazionale e non era possibile pensare di difendere il solo giardino di casa in Italia contro competitors più forti a livello finanziario ed operativi sul territorio del mondo e con fatturati più importanti.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.zanotta.it">Zanotta</a></span>, invece, è stato “il bello attorno a te”. Non tecnologie, stavolta, ma design del più apprezzato “made in Italy”, in un&#8217;azienda riconosciuta sui mercati internazionali (l&#8217;80% del fatturato generato all’estero), decisa nel perseguire la propria strategia di mercato, aperta nella gestione di più canali (alcuni da sviluppare), solida nel rapporto con i fornitori e nelle operations, orientata alla crescita grazie anche all’ attenzione per le soft skills, che tanto possono determinare  in quel tipo di realtà. Il lavoro si è concluso affiancando l’imprenditore, gestendo le dinamiche familiari, fino alla cessione dell’azienda ad un altro imprenditore.</p></blockquote>
<p><strong><em>Le imprese italiane giocano ormai nel mercato globale; quali gli ingredienti necessari, a tuo avviso, per continuare a crescere? </em></strong></p>
<blockquote><p>Penso che ormai il motto “piccolo è bello” stia perdendo appeal. Non si può più prescindere dall’aspetto dimensionale se si vuole competere con successo sul mercato globale.</p>
<p>Gli altri sono quasi sempre più grandi, più organizzati e quindi più forti, e a meno di casi comunque significativi, vediamo che sono spesso “gli stranieri” a comprare aziende italiane, a controllarle, persino quando si tratta di aziende molto importanti per storia e per prestigio. Si pensi al caso della francese<span style="color: #ff0000;"> <a style="color: #ff0000;" href="http://www.gruppolactalisitalia.com/locator.cfm?sectionid=953">Lactalis</a></span> che ha comprato diversi marchi del food, e per contro, alle difficoltà incontrate da Fincantieri in Francia. Ci insegnano che la politica industriale può e deve far molto, ma altrettanto possono fare le nostre aziende per prepararsi a competere per vincere.</p>
<p>yourCEO offre dei servizi ben concepiti e dimensionati per intervenire a vantaggio delle nostre aziende e portare valore per la crescita, l’internazionalizzazione, nel<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.yourceo.it/service/passaggio-generazionale/"> passaggio generazionale</a></span>, ovvero per competere sul mercato globale. Si pongono con urgenza i temi legati alla Digital Transformation (Per es  <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.yourceo.it/marketing/industry-4-0-iot/">Industry 4.0</a></span> etc.) che di fatto è un processo di forte cambiamento culturale, e non solo tecnologico, dove in realtà sono * le persone e le loro competenze “l’ingrediente” più importante della trasformazione, che comunque investe la strategia aziendale e la sua execution.</p></blockquote>
<p><strong><em>Se dovessi descrivere il tratto fondamentale del tuo stile di leadership, come lo definiresti e perché?</em></strong></p>
<ol>
<li>Senza scomodare definizioni di alto profilo, come quelle dovute a Blanchard o a Goleman, penso di essere un leader operativo che non rinuncia al pensiero strategico. Mi piace “metterci le mani” e sono un customer centric che privilegia l’approccio in team, verso il quale ho grande attenzione e disponibilità. Sono a mio agio nei contesti in cambiamento, mi piace esprimere “leadership by example” con intensità e con forte coinvolgimento del team per emozioni e risultati, osservando una attenta disciplina di business. Amo comunicare in modo chiaro visione strategica e obiettivi, incoraggio la partecipazione attiva al percorso di change nei suoi avanzamenti. Last, but not least: l’integrità è un valore insostituibile, che non può mancare nel leader!</li>
</ol>
<p><em><strong>Cosa, a tuo avviso, conta di più per avere successo professionale?</strong></em></p>
<blockquote><p>La preparazione è sempre la base del successo. È una condizione necessaria, ma non sufficiente. Servono anche altri ingredienti come curiosità, voglia di imparare (soprattutto dagli altri) e di mettersi in discussione, saper accostarsi a nuove sfide, fuori dalla propria comfort zone. Bisogna, pertanto, essere disponibili a dedicare molta energia attiva alla cura del proprio percorso professionale, anche se questo può richiedere qualche sacrificio e qualche rinuncia. Nell’arena professionale contano i risultati e questi sono possibili solo con un forte impegno personale e un deciso allineamento agli obiettivi da raggiungere. L’atteggiamento è molto importante ed è vera, determinante sostanza. E poi, quando serve, pronti a ricominciare, perché le esperienze negative fanno parte del percorso di crescita di ogni persona.</p></blockquote>
<p><strong><em>Puoi scegliere tre oggetti ai quali non rinunceresti mai. Quali sono?</em></strong></p>
<blockquote><p>Scarpe da calcetto, un libro di fisica, ma anche il libro di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.amazon.it/hacker-Mindset-strumenti-crescere-business/dp/8891753599/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1513677948&amp;sr=8-1&amp;keywords=gaito">Raffaele Gaito “Growth Hacker &#8211; Mindset e strumenti per far crescere il tuo business”</a></span>. Volutamente non ho considerato lo smartphone, che ormai è un&#8217;appendice delle nostre mani.</p></blockquote>
<p><em><strong>Work-life balance. Hai suggerimenti pratici?</strong></em></p>
<blockquote><p>E’ difficile dare suggerimenti in questo caso. Ognuno ha un suo stile di vita.</p>
<p>Naturalmente se si hanno figli, non si può essere sempre assenti per troppo lavoro. Serve trovare il giusto equilibrio almeno per essere “diversamente presenti”, se non possiamo esserlo fisicamente, utilizzando la tecnologia che aiuta molto in tal senso. Ancora di più può fare una corretta organizzazione del lavoro, limitando i meeting inutili, call evanescenti e tanta indisciplina. Lavorando su questi aspetti il bilancio vita lavoro migliora sicuramente, senza dimenticare che possono esserci momenti in cui il lavoro chiede di più e bisogna essere pronti a saper dare di più, fino all’ottenimento dei risultati voluti, consapevoli che si riequilibrerà la bilancia in un’altra occasione, che non dobbiamo rimandare sine die.</p></blockquote>
<p><em><strong>Ora vogliamo chiederti come vedi il futuro dell&#8217;Italia in termini di business e innovazione. Ci dai la tua personale interpretazione dei prossimi anni a venire?</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>L’Italia è un paese messo continuamente in discussione, soprattutto dentro i confini nazionali. Trascina problemi e situazioni irrisolte da tanto tempo, ma è indubbio che può avere un posto di prestigio tra i top country del mondo (in realtà è già così). Forse è un paese un po&#8217; vecchio, con una infrastruttura organizzativa complessa e costosa, che non produce quello che dovrebbe produrre, che non pensa semplice e quindi spesso non è utile. Altri paesi, che hanno molto meno sotto tanti aspetti, sono più lineari nelle scelte e con semplicità adottano azioni in funzione degli obiettivi principali del paese stesso. Per esempio, il percorso scolastico e universitario in alcuni paesi europei è veramente molto lineare e pensato per non produrre disoccupati ed allo stesso tempo premiare e dare opportunità ai più dotati.</p>
<p>È tuttavia ovvio che l’Italia può far bene e crescere. In Italia abbiamo cervelli, qualità e settori industriali che sono leader ed esprimono grande prestigio. Serve un più sano orgoglio di Paese.  Come partner  yourCEO interagisco molto spesso con startup innovative, che comunicano una visione fresca, creativa , coraggiosa e al top del nostro paese. Bisogna supportarle al massimo, con strumenti e procedure agili, per aiutare i migliori ad emergere e a creare imprese di successo. Lavoriamo spesso, noi di yourCEO, con i colleghi di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.yourdigital.it">yourDIGITAL</a></span>, per realizzare progetti di Digital Transformation in aziende italiane, che operano da tempo sul mercato, per supportarle nel cambio di strategia e nella ricerca di nuovi mercati, abilitati sovente proprio da progetti di Digital Transformation, con l’obiettivo di potenziare la capacità competitiva dell’azienda e produrre crescita.  La nostra generazione di millennials è la vera garanzia del futuro per il Paese.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie Francesco, ti auguriamo buon lavoro e ottimi successi con yourCEO.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intervista a cura di <span style="color: #ff0000;">Sabrina Cirillo</span> &#8211; Associate Partner yourCEO.</p>
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